Maurizio Micio Fassino


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Press

Lunedì 19 Aprile 2010
BRONI - Un vigile urbano a stelle e strisce

Micio Fassino protagonista in Usa

Broni - Qualcuno forse lo avrà visto con una divisa indosso mentre svolgeva il lavoro di vigile urbano tra le strade della sua Broni. Ma i panni che Maurizio Fassino, in arte “micio”, veste più volentieri sono ben altri. Quelli del musicista da palco.
Già lo scorso anno, in occasione del suo tour estivo con Sarah Pierce e i Pirates of Love, Micio ci aveva raccontato qualche pezzo della sua vita e le difficoltà di sposare la passione per la musica ad alti livelli e il lavoro di vigile urbano a Broni.
Infatti, insieme alla sua compagna a 6 corde, Micio ne ha fatta di strada nel mondo della musica, iniziando a suonare all’età di 12 anni. Ci sono stati poi i Pharaohs, i Lives, i Music Box e i Texas Flood, i Chicken Mambo. Per poi approdare negli Stati Uniti dove Micio suona in tour, periodicamente da 10 anni, a fianco di musicisti del calibro di Sarah Pierce, Merel Bregante, Lynn Daniel. Giganti della musica country targata USA, che sono stati spesse volte in Italia a collezionar applausi da un palco all’altro. Sempre a fianco del nostro italianissimo Micio.
L’ ultimo viaggio negli States proprio in questo febbraio, quando Maurizio è tornato a Austin. E ora, tornato a casa, possiamo goderci il suo racconto: un vero sogno americano.
Maurizio, com’è andato questo tuo viaggio musicale sulle roads d’oltreoceano?
“Bè, anche quest’anno sono riuscito a tornare negli States come ormai da una decina d’anni faccio periodicamente. L’occasione era rappresentata da tre serate con la band di Sarah Pierce e la realizzazione del suo nuovo disco che ha impegnato buona parte delle due settimane trascorse in America. Come saprete Austin non è solo la capitale del Texas ma è considerata anche The live music capital of the world.Infatti, la musica la fa da padrone e caratterizza questa città di circa un milione di abitanti. Si tratta di un vero centro culturale della roots music americana, una miscela di rock countryblues e musica d’autore che rende l’atmosfera di questo luogo unica al mondo. E quando mi capita di suonare da quelle parti è sempre una grande emozione specialmente quando riesco a calcare palchi leggendari come quello della Gruene Hall, la più storica delle dance-hall texane, dove hanno suonato tutti i più grandi artisti d’oltreoceano. Lì, ho ritrovato alcuni amici di vecchia data tra i quali il notissimo fisarmonicista-cantante Ponty Bone con il quale avevo già collaborato in passato con cui avevo allestito dieci anni prima una serata memorabile al Jovita’s di Austin, in occasione del suo sessantesimo compleanno. Bè, Ponty ne ha compiuti settanta! E’ stupendo vedere artisti che a questa venerabile età sono ancora in giro per il mondo a portare la loro musica. Forse anche questa è la magia della musica, al di là della dimensione spazio-tempo. Ed è uno dei motivi che la rende così speciale e fondamentaleper la vita di un uomo, o almeno cosi lo è per me”.
Parlaci del tuo arrivo ad Austin e del tuo lavoro discografico.
“Dopo un arrivo travagliato ad Austin dovuto ad una clamorosa bufera di neve che ho trovato allo scalo di New York, già il primo giorno in terra americana ho avuto una piacevole sorpresa: con Sarah e il marito Merel siamo andati a cena insieme a John McEuen, un monumento della musica country e bluegrass, che si trovava in zona per un concerto con la Nitty Gritty Dirt Band, la cui esibizione è stato il mio gradito dessert. Con John avevamo già collaborato nell’ultimo disco di Sarah, Cowboy’s Daughter ma non l’avevo ancora conosciuto di persona.E’ stato semplicemente emozionante conversare amichevolmente con un musicista che ha fatto storia. Tra l’altro, cosa molto singolare è stata osservare in John, una certa ansia prima del concerto nonostante ne abbia migliaia alle spalle. Oltre al fatto che sua abitudine sia esercitarsi parecchio col banjo e con la sua Martin del 1939 prima dell’esibizione! Anzi, mi ha confessato che non gradiva molto il locale (la Gruene Hall) proprio perché non c’era un backstage adeguato per potersi esercitare prima dello show. Lo spettacolo è stato molto bello, una grande performance da parte di una band che è in giro per il mondo dagli anni settanta. Anche se onestamente ho avuto l’impressione, vedendoli da dietro le quinte, che l’ambiente nel gruppo non sia dei più amichevoli. Diciamo che il grande spettacolo prodotto per il pubblico ed il clima che traspare sul palco non rispecchia fedelmente la realtà. Ma questo fa parte della vita e penso sia una cosa normale soprattutto considerando la longevità di questa band”.
Musica, musica, musica. Due settimane trascorse a fare musica e ad ascoltarla!
“Già, infatti il mattino seguente ero già al lavoro nello studio di Merel Bregante ad ascoltare il materiale del nuovo cd di Sarah e lì ho conosciuto il nuovo bassista della band, Carl Lo Schiavo, dalle chiare origini italiane. I nonni provengono da Stromboli ma lui è nato a Brooklin e non spiccica una parola in Italiano. Al Cribworks studio ho trascorso la maggior parte del mio soggiorno. In un primo tempo lo scopo era definire gli arrangiamenti e le tonalità più appropriate per le canzoni del prossimo disco di Sarah: un lavoro duro ma molto gratificante. Il fatto che Sarah abbia deciso di cominciare questo disco da zero insieme a me per condividerne gli arrangiamenti e la struttura dei pezzi è veramente una grossa soddisfazione per un musicista come me che per vivere fa l’agente di polizia locale. Inoltre per questo nuovo progetto c’è una canzone che abbiamo scritto a quattro mani io e Sarah. Il fatto poi che leiabbia depositato i propri pezzi alla BMI e stia collaborando con musicisti di Nashville che è il centro del business della musica country non può che farmi piacere. Non si sa mai che un giorno una grande star decida di incidere un pezzo di Sarahe magari proprio quello scritto insieme a me. Beh, ma per i sogni rimandiamo alla prossima puntata. Abbiamo poi proseguito incidendo le basi delle canzoni, basso batteria, e chitarra elettrica”.
Ma oltre al lavoro da topo da sala di registrazione, ti sarai concesso anche qualche live davanti al grande pubblico americano?
“I quattordici giorni americani sono stati di lavoro intenso e il mio tempo libero ne ha parecchio risentito. Ma il programma prevedeva anche tre concerti con la Band, uno al Ray Benson’s Roadhouse nell’aeroporto di Austin, uno alla Waterloo Ice House, e l’ultimo alla Gruene Hall. I primi due erano situazioni elettroacustiche in cui Doug Hudson si è succeduto a Sarah nel cantare alcune bellissime canzoni, molto apprezzate dal pubblico. Doug ha una voce stupenda, ha fatto per anni il corista con Nanci Griffith e suona bene sia il mandolino che la chitarra. La data alla Gruene Hall invece è stata molto più elettrica con Kenny Grimes, l’altro chitarrista, in grande evidenza. E ammetto che mi sono davvero dovuto impegnare molto per non sfigurare al suo cospetto: Kenny è veramente un funambolo della chitarra country, un Albert Lee in miniatura. E’ uno che ti spara venti note al secondo e non ne sbaglia una. Però mi sono difeso bene, usando la splendida Gretsch prestatami per l’occasione da Sarah. Il pubblico ha gradito e mi ha applaudito spesso. Devo dire che tutte le volte che riesco a suonare in questo locale è sempre particolarmente elettrizzante e il pubblico mi fa sempre un sacco di complementi. Peccato che posso godere di queste soddisfazioni soltanto sporadicamente ma forse questo è un ulteriore stimolo per godersele di più”.
Dal tuo racconto possiamo immaginare che negli USA la musica è cosa seria. E un musicista talentuoso può sperare di fare strada ed esprimere sé stesso nel migliore dei modi. E’ così?
Diciamo che emblematica è la presenza di tanti musicisti italiani che si sono trasferiti là. Tra questi un mio caro amico: Stefano Intelisano, grandissimo tastierista originario di San Genesio, ma residente ad Austin da ormai nove anni. Anche in questi pochi giorni densissimi di impegni ho potuto rivederlo. L’incontro con Stefano è stato particolarmente gradevole perché è un caro amico e non lo vedevo da due anni. Inoltre, dopo giorni di cibo tex-mex anche se inframmezzato dalle avventure italo-culinarie della ditta Micio-Merel a casa di Sarah, siamo andati a pranzo al Mandola’s Marquet, un ristorante italiano che consiglio a tutti i visitatori della state capitol texana. C’è un ottimo rapporto qualità prezzo e la cucina non è italiana soltanto di nome come purtroppo accade spesso all’estero. Si possono gustare delle ottime pizze e paste (non come quelle della famosa catena Gatti’s, dove hai la sensazione di mangiare una pizza fatta con una base di biscotti TUC). Stefano si è comprato casa, completa di organo Hammond C3 e moto in soggiorno, il tutto naturalmente con i guadagni ottenuti con le sue magiche mani che pigiano i tasti bianchi e neri.So che non è stato facile per lui catapultarsi all’età di 24 anni in un mondo che per certi aspetti differisce in modo notevole dal nostro. Ma ha tenuto duro ed ora, nove anni dopo, si ritrova ad essere un ricercato tastierista. Tanto che si è classificato sesto all’Austin Musical Awards di quest’anno e ha suonato con artisti eccezionali e di chiara fama come Patti Griffin, Raul Malo e Delbert McClinton. Pensa che l’anno scorso ha suonato al Central Park di NewYork e nel backstage di un Teatro a Los Angeles e quando accompagnava Patti Griffin, Jackson Browne e Kenny Loggins sono andati a complimentarsi con loro. Ora è parecchio impegnato, ha avuto il tempo di suonare, direi splendidamente, anche nel nuovo disco di Fabrizio Poggi e i Chicken Mambo, la mia band italiana, ed ha in vista un grosso progetto che però per scaramanzia non mi ha voluto rivelare. Di Stefano e della nostra chiacchierata mi piacerebbe parlarne più esaustivamente perché ne vale proprio la pena. Si sono toccati aspetti molto interessanti della realtà musicale ad Austin e del rapporto tra noi musicisti italiani e il mondo americano.
Tra gli aspetti interessanti della musica come viene vissuta in America, c’è la presenza di questi luoghi culto che tu stesso hai più volte citato. Sono sale da ballo, locali, meeting place. Qualcosa di poco definibile in italiano perché è difficile trovare cose simili qua da noi. Ce ne puoi raccontare un altro di questi posti mitici?
C’è il Cactus Café. Qua abbiamo trascorso una grande serata con l’amico Eric Hanke. Questo è veramente un locale storico per la musica d’autore americana. Qui hanno suonato tutti, daBob Dylan a Townes Van Zandt, alla cui memoria era appunto dedicato lo spettacolo che ha visto avvicendarsi sul palco la creme dell’attuale scena cantautorale texana sotto la direzione del grande Butch Hancock. Oltre alla partecipazione di grandi musicisti come David Garza e Gulf Morlix. Purtroppo il locale, nonostante un’importante petizione promossa in suo favore, verrà chiuso per problemi di tagli ai fondi universitari. Infatti il Cactus si trova nel complesso dell’Università di Austin ed è un vero peccato che debba chiudere. Sembra strano che possa succedere in un paese in cui la musica è veramente un aspetto importante della propria cultura. Ma diciamo che tutto il mondo è paese. La vera sorpresa della serata è stata vedere il figlio-fotocopia di Townes presentare l’amico Andrea Parodi dall’Italia che si è esibito in una celebre canzone di Van Zandt, Tecumnsey Valley, tradotta in italiano. La cosa buffa è che io e Andrea ci conoscevamo di fama ma non c’eravamo mai incontrati e l’incontro è avvenuto a 6.000 miglia dall’Italia. Il mondo a volte è davvero piccolo…. talmente piccolo che due giorni dopo me ne sono mestamente ritornato a casa. Ma con l’animo sorridente per la consapevolezza di aver vissuto un’entusiasmante avventura e di aver chiuso solamente un capitolo di una lunga storia che spero prosegua ancora per molto tempo.

Simona Contardi



Storie di Musica: Micio Fassino
prima parte

Sapete che mi piace raccontarvi storie di musicisti, storie vere, di persone che conosciamo, che ci vivono accanto e che vivono avventure che, a volte, hanno dello straordinario nella loro semplicità. Ci sono, tra i pavesi, alcuni personaggi che amano mettersi continuamente in gioco, rapportarsi con realtà che (all'apparenza) sono molto distanti dalla loro e che nel perseguire i propri sogni musicali si spingono là dove sono le radici della musica che amano.ho già detto dei Brothers(che sono riusciti ad infiammare il pubblico della Florida, pur essendo degli italiani che suonano blues; è un po''come se un musicista di Los Angeles venisse in Italia a cantare le canzoni napoletane), di Intelisano(che ormai vive stabilmente ad Austin, in Texas, e suona con tre diversi complessi), di Poggi(che con i suoi Mambo è stato il primo a varcare l'oceano e a stabilire duraturi rapporti di amicizia con musicisti statunitensi).è proprio insieme a questi due ultimi nomi che è iniziata l'esperienza americana di “Micio” Fassinoriporterò stralci di questa sorta di Americano che ho chiesto a di “buttarmi giù”, così come gli veniva, dopo essere appena tornato dall'ultimo viaggio (il settimo).
“prima volta che ho raggiunto il Texas è stato nel 1998 per registrare il disco“Nuther World” dei Mambo, il gruppo dove suono la chitarra da almeno 15 anni. Avevamo deciso di sfruttare la conoscenza che Poggi, leader del gruppo, aveva fatto col produttore Bregante tramite Don McCallister, un cantautore di Austin che aveva fatto l'ospite nel disco precedente dei Chicken. Volevamo un sound americano e quale posto migliore per registrare il disco che Austin? Mi ricordo la prima volta che ho visto Merel ero un po' emozionato, però mi ha messo subito a mio agio ed ho capito immediatamente che saremmo diventati amici . Le registrazioni di “Nuther World” sono state massacranti: i primi due giorni abbiamo fatto la backline ti tutti i pezzi, con Joe Barreca al basso e Merel alla batteria, mentre alla consolle lo sostituiva Casey Pollock, il bravo chitarrista di un gruppo emergente all'epoca ed ora molto conosciuto in Texas, i Reckless Kelly. I giorni seguenti è stato il sottoscritto a fare tutte le acustiche più un paio di pezzi con l'elettrica. Nel frattempo ecco arrivare i primi ospiti: Kenny Grimes, simpaticissimo e mostro dell'elettrica country style, John Inmon, credo uno dei migliori chitarristi in circolazione (Jerry Jeff Walker), Thad Beckam al dobro e il grande e compianto Champ Hood(Lyle Lovett) al violino. Alla sera, al termine del “duro” lavoro si andava in pista nei locali a cercare di sentire musica e così una sera, andando al Continental Club per sentire i già citati Reckless Kelly, Angelina, la moglie di Fabrizio, nota tra il pubblico uno dei suoi idoli, il grande Jimmy LaFave, lo avvicina, fanno due chiacchiere e due giorni dopo viene in studio da Merel per registrare un pezzo in duetto con Fabrizio senza volere il becco di un quattrino “..quando verrò in Italia, mi inviterete a mangiare un bel piatto di spaghetti, questo è il mio cachet.”Ecco, questo in Italia succede molto raramente mentre con i musicisti stranieri (non solo gli americani) è molto facile avere un rapporto “musicale” perché, con le debite eccezioni, il ruolo della Superstar non interessa e non piace. riprendiamo il racconto:le mie parti di chitarra e quelle degli ospiti è stata la volta della voce di Fabrizio e della sua armonica e organetto, poi per le backing vocals si è presentato Mike Blakely, grande cantautore e scrittore di successo di romanzi che narrano di storie di cowboys. E finalmente è stata la volta di Sarah Pierce, moglie di Merel: ecco un'altra grande amicizia che è nata in quei gorni e che prosegue fino ad oggi.è aggiunto al gruppo anche il grandissimo Jerry Jeff Walker, uno dei più grandi cantautori americani mai esistiti, che essendo amico di Merel ha accettato volentieri di cantare e suonare l'armonica nel pezzo che apre il disco, naturalmente anche lui senza vedere il becco di un quattrino, ma solo per la gioia di suonare con musicisti che fanno la musica americana con grande passione anche se stanno dall'altra parte dell'oceano. Peccato che noi eravamo già partiti per l'Italia, ma quando Fabrizio l'ha saputo… beh credo non abbia dormito per una settimana; pensa che Walker è sempre stato, insieme a Bob Dylan, uno dei suoi idoli e se lo è ritrovato lì sul disco a duettare con lui!durante le numerose ore passate in studio per le registrazioni di Nuther World ho cominciato a conoscere e appezzare Merel Bregante e penso che la cosa sia stata reciproca; l'unica differenza e che io sono solo un chitarrista di Pavia e lui è la storia della musica americana degli ultimi 40 anni, nonché un ottimo e apprezzato sound engineer. Come tu saprai ha fatto parte prima della Sunshine Company, poi della Dirt Band, poi Loggins & Messina(tre dischi di platino e non so più quanti d'oro), ma la cosa che più mi lasciava di stucco e che si parlava che so, di Jackson Browne, bene erano amici d'infanzia, parlavi dei Doors, ne aprivano i concerti con la Sunshine Company, si parlava degli Allman Brothers Band? Bene, Merel suonava con Duane Allman prima che nascesse lo storico gruppo. Insomma era come parlare con un’enciclopedia! Ma la cosa più interessante di questo grande uomo è la sua personalità, la sua gioia di vivere e il piacere delle cose semplici e ti assicuro che registrare con lui dall'altra parte del “vetro” è la cosa più naturale e semplice di questa terra.(continua…)

Tratto da "Mia Pavia" anno 2007
Furio Sollazzi

Maurizio Fassino: continua...

A proposito di storie di musicisti, a narrarvi l'esperienza americana di “Micio” Fassino, chitarrista dei Mambo(ma non solo).po' con parole mie (poche) e un po' attraverso il suo racconto diretto (molto), eccovi la seconda puntata. Micio ha già fatto le sue prime esperienze in terra americana ed ha consolidato un'amicizia importante con Merel Bregantee e sua moglie Sarah Pierce.“ho lavorato un po' in studio, in piccoli studi come quello di Merel Bregante, in grandi studi come all'Excalibur di Rubiera, ma non mi sono mai sentito così a mio agio come nello studio di Merel. Sarà anche per questo che ci torno regolarmente ogni due anni! L'amicizia che si era sviluppata con Merel e Sarah è sfociata l'anno successivo nell'organizzazione del primo tour di Sarah Pierce in Italia. E' stata un'idea di Merel, gli eravamo piaciuti come musicisti e così ha voluto me e Joe” Barreca nella band che era completata anche da Kenny Grimes alla chitarra elettrica. E' stato bellissimo e per me è stata la prima volta che ho avuto l'occasione di suonare un intero tour con musicisti americani, mi era già capitato con i Chicken Mambo di dividere il palco con il grande Richard Thompson ma fare un intero tour è un'altra cosa. Con i Chicken Mambo siamo poi tornati l'anno successivo sempre in Texas per fare un tour organizzato da Merel (che suonava con noi la batteria) e Donnie Price, un bravo bassista di Marble Falls che ci aveva ospitato l'anno precedente per le registrazioni del disco. E' stato un successone, e la gente non riusciva a credere che non fossimo musicisti di professione; all'inizio ci guardavano in maniera un po' strana, come quando vedi un cinese che fa una pizza, poi dopo una canzone cominciavano a scaldarsi e a fine serata facevamo gli autografi! Siamo anche riusciti a fare un'apparizione in televisione all'Austin Music network, una specie di videomusic americana, dove abbiamo suonato 4 pezzi dal vivo. Era entrato a fare parte dei Chicken Mambo in quel periodo anche Stefano Intelisano e adesso vive là e si mantiene facendo il musicista”In effetti, di Stefano vi ho parlato più volte e, anche di lui e della sua esperienza americana avevo pubblicato un racconto a puntate.“Durante il tour, ho avuto anche l'occasione di conoscere Willie Nelson! Siamo andati al suo show in uno spazio allestito all'esterno di una vecchia dance-hall vicino a SanAntonio. Il gruppo di Donny Price apriva il concerto, così abbiamo avuto l'opportunità di avere il backstage-pass e due sono le cose che ricordo con più piacere: la prima è che il pubblico di Willie Nelson sembrava quello di Vasco Rossi, c'erano circa 5.000 persone la cui età andava dai 16 ai 60 anni; la seconda e che abbiamo fatto la nostra bella fila per poter conoscere Willie, il quale dopo aver fatto quasi due ore di concerto, ha aspettato con pazienza che tutti i fortunati avventori del backstage avessero il loro attimo di gloria e alla fine, dopo aver scambiato qualche parola e qualche foto anche con noi, se n'è andato nel bus a riposare. Questo è l'esempio che ti spiega perché in america la musica è una cosa seria; anche se sei nello swobiz e sei un personaggio famoso, c'è sempre il rispetto per il pubblico che ti viene ad ascoltare e altra cosa molto importante e (secondo me) molto diversa da quanto succede qui in Italia, è il rispetto che qualsiasi artista d'oltreoceano ha nei confronti di un musicista che viene dall'Italia e che magari come il sottoscritto fa il vigile urbano per vivere. Questo è un'altra cosa che rende l'America, almeno dal punto di vista musicale, un grande paese. Io ho conosciuto nel corso degli anni un sacco di musicisti italiani e anche di artisti più o meno famosi e devo dire che posso contare sulla punta delle dita quelli che non “se la tiravano” e che non ti trattavano come una specie di rifiuto musicale solo perché suonavi in un gruppo di provincia, anche se poi avevi comunque un curriculum di tutto rispetto."Questa che afferma Micio, in quest'ultimo passaggio, è una realtà dolorosamente vera di cui, ogni volta, “fa male” parlare. Purtroppo anch'io, nei miei 41 anni di esperienze musicali, non ho potuto far altro che constatare questo aspetto deleterio del mondo musicale italiano in cui sia chi “star” è, oppure si considera tale (anche senza esserlo), prende questo atteggiamento da intoccabile divinità a cui tutto è dovuto e per cui tutti gli altri (nessuno escluso) sono sicuramente inferiori o da non prendere in considerazione. All'estero, e non solo negli Stati Uniti, le cose (per fortuna) funzionano diversamente. Ho potuto constatarlo di persona (ancora una volta) quando due anni fa sono andato a registrare ad Abbey Road (a Londra). Alex (il tecnico) sino al giorno prima aveva registrato con “il signor” Paul McCartney, eppure ci ha trattato come se fossimo i più importanti musicisti con cui aveva a che fare. Da noi in Italia, al contrario, spesso ti capita di entrare in una sala di registrazione di quart'ordine e di avere a che fare con un tecnico “spocchioso” che si ritiene un genio, non ascolta quello che gli dici e ti risponde (magari) “Oh, il tecnico sono io. Tu pensa a suonare!”.Va beh, torniamo al racconto.“Comunque, ritornando a bomba, proprio durante il tour americano dei Chicken Mambo, io e il Joe vivevamo a casa di Merel e durante i tempi morti del tour abbiamo cominciato ad incidere il disco di Sarah Pierce “Birdman” il che ci ha portato poi qualche mese dopo a tornare io e lui in texas per finire le registrazioni. questa occasione ho avuto il piacere di incontrare il grande Riley Osborne, credo uno dei più grandi tastieristi americani almeno per quanto riguarda l'organo Hammond, sicuramente il migliore di Austin e dintorni e suonare insieme a lui è stato veramente esaltante e, sempre tornando al discorso del rispetto, la cosa più incredibile è che durante le registrazioni di una canzone di Sarah lui chiedeva a me suggerimenti per l'arrangiamento del pezzo!!! Incredibile, ma vero, anzi si stupiva del fatto che io mi meravigliassi della cosa. Comunque, dopo il disco ci fu un altro tour di Sarah in Italia sempre con me e il Joe al basso, più Stefano Intelisano alle tastiere e naturalmente Kenny Grimes alla chitarra. Stava nascendo una collaborazione oltre che un'amicizia che portò l'anno seguente Merel ancora in Italia insieme a me Joe e Stefano per accompagnare un talentuoso cantante inglese, Terry Clarke e successivamente portò il sottoscritto e Stefano a tornare in Texas per registrare il nuovo disco di Sarah, “Love's the only way”. Alla fine io tornai a casa mentre Stefano si stabilì ad Austin e atutt'oggi non è ancora tornato. Sono andato altre tre volte e ho fatto altri tre tour con Sarah Pierce l'ultimo dei quali quest'autunno, quando abbiamo suonato anche in Pavia e provincia (Cotton Club-Voghera, Malaika-Pavia e Bluestage-Linarolo).” (continua)

Tratto da "Mia Pavia" anno 2007
Furio Sollazzi


Maurizio Fassino... parte terza

Mi piace raccontarvi storie di musicisti, storie vere, di persone che conosciamo, che ci vivono accanto e che vivono avventure che, a volte, hanno dello straordinario nella loro semplicità. Ci sono, tra i musicisti pavesi, alcuni personaggi (Mandolin Brothers, Stefano Intelisano, Fabrizio Poggi) che amano mettersi continuamente in gioco, spingendosi là dove sono le radici della musica che amano.giunti ormai alla terza ed ultima puntata di questa sorta di Diario Americano di “Micio” Fassino.Nelle puntate precedenti Micio ha già fatto le sue prime esperienze in terra americana ed ha consolidato un'amicizia importante con Merel Bregante e sua moglie Sarah Pierce, anche attraverso la partecipazione all'incisione dei dischi di quest'ultima.“L'ultima rimpatriata l'ho fatta a febbraio 2007 ed è partita subito bene in quanto all'aeroporto di Malpensa ho incontrato Jorma Kaukonen che tornava negli States dal tour italiano; notando la mia guitar bag mi ha chiesto cosa c'era dentro e così abbiamo scambiato quattro chiacchiere. Sono arrivato ad Austin via Philadelphia e poi Chicago dove faceva un freddo da lupi, però vedere Chicago illuminata di sera, dall'alto di un 767, è una bellissima visione e ne valeva la pena. Dopo un giorno di dayoff per smaltire il jetlag, mi sono subito messo al lavoro per incidere un solo di acustica per un cantautore di Nashville che si è trasferito ad Austin per incidere un disco con un suono più roots e meno patinato. Il suo nome è Michael Clay, una brava persona con una bella voce e delle buone canzoni e una taglia da attore di Hollywood che farebbe impazzire un sacco di ragazzine. Lui è venuto in studio, ha ascoltato il solo e ha deciso di farmi fare altri tre pezzi perché gli piaceva il mio modo di suonare. Bene, anche perché avevo deciso di comprarmi una fender telecaster e un po' di soldi in tasca mi avrebbero fatto comodo.”Non c'è chitarrista che compia un viaggio in America che resista alla tentazione di comprarsi una bella chitarra, visti i prezzi e l'offerta di modelli anche introvabili in Italia.“….Inoltre il disco mi piaceva parecchio e ci suonava della gente veramente tosta tra cui la magnifica Cindy Cashdollar (pedal steel e dobro per anni con Asleep At The Wheel, Van Morrison e Bob Dylan). Nei tempi morti, davvero pochi, andavo in giro con Merel e Doug Hudson; Doug ha suonato nell'ultimo tour di Sarah in Italia ad ottobre ed è un grande, ha suonato e cantato con Nancy Griffith e Lyle Lovett. Con lui sono stato alla fabbrica della Collings, dove costruiscono forse le migliori chitarre acustiche in america, ed è stato bellissimo vedere quanto amore e quanta cura mettono nel costruirle (sarà forse per questo che se non hai almeno 3.000 dollari non te le fanno neanche vedere). Pare che ne abbiano costruite un paio per Steve Perry degli Aerosmith e Mick Jagger, e una per un artista italiano, un certo Piero Pelu' (perché suona la chitarra?). Anche Doug ha un paio di Collings, poi quando sono stato a casa sua (il cui salone è grande come tutto il mio appartamento) ho capito. E' stato bello durante una cena texmex, organizzata dalla moglie Becky, vedere i music grammy awards con la loro famiglia e alcuni amici, sembrava di essere in un telefilm americano, con tanto di figlie quattordicenni e suocero che aveva fatto la liberazione nel '45 come pilota della marina americana. la cosa più bella per me è stato cominciare le registrazioni del nuovo disco di Sarah.” Ribadisco il concetto: chi non ha mai provato l'esperienza di sala d'incisione all'estero, non immagina neanche quanto possa essere diversa da quella italiana!“ho sempre suonato nei suoi dischi quando tutto era già stato fatto, nel senso che mancava il solo di acustica o la parte di arpeggio, però questa volta è stato diverso. Abbiamo cominciato il disco insieme, abbiamo deciso insieme degli arrangiamenti e cambiato la struttura di alcune canzoni, insomma, ho avuto sicuramente un ruolo più importante che in passato. Intendiamoci, è stata dura, ho passato dodici giorni quasi interamente in studio, dalla mattina alla sera, però sono sicuro che ne è valsa la pena.alla già citata Cindy Cashdollar, sarà presente anche John McEuen della Nitty Gritty Dirt Band in un paio di pezzi, poi oltre a me, ci sarà Doug Hudson, e sarà della partita anche Al Garth, il violinista e sassofonista che ha suonato con Loggins & Messina, Nitty Gritty Dirt Band, e che da ormai 12 anni suona nei dischi e nei tour con gli Eagles.Ci siamo incontrati il giorno prima che tornassi in Italia ed abbiamo diviso la stanza per una notte. Al era venuto ad Austin per registrare il disco di Sarah e per una serie di serate in Louisiana con Merel e un certo Johnathan Edwards. Lui vive in California e mentre si parlava e si beveva vino come vecchi amici (l'avevo appena conosciuto) mi diceva che aveva appena finito delle registrazioni per il nuovo disco di Don Henley con le Dixie Chicks (delle quali peraltro non aveva una grande stima) e John Mayer. Poi mi ha detto che avrebbero suonato un pezzo di Ry Cooder nelle date in Louisiana, “The girls from Texas”; gli ho detto che Ry è da sempre il mio chitarrista preferito e allora, tira fuori il violino e chitarra acustica e suona la canzone di Ry Cooder.bella la vita: il chitarrista-vigile di Pavia che si trova a ridere e scherzare e a suonare con uno dei migliori musicisti d'oltreoceano! Con questo ho concluso il mio racconto, credo di averti detto tutto, forse mi sono dilungato un po', ma avevo un sacco di cose da dire e ne avrei ancora tante, ma non ho il tempo. Ah, dimenticavo, poi la fender telecaster l'ho comprata, da Ray Hennigs, un simpatico quasi ottantenne che ha venduto chitarre a tutta Austin compresi il grande Steve Ray Vaughan e il fratello Jimmy. Dopo aver girato un sacco di negozi uno più bello dell'altro ho visto questa Candy apple red '62 riedition made in mexico e l'ho dovuta comprare… e ne è valsa la pena. See Ya soon,” (continua)

Tratto da "Mia Pavia" 2007
Furio Sollazzi


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